Quintessenza.
La parte suprema: il sublime che vive senza il superfluo.

Non si tratta di fare filosofia, ma di essere concreti quando si cerca un risultato.
Sopratutto se il questa ricerca  poggia le fondamenta su quattro ragazzi, che giovanissimi riescono ad avere la stella Michelin nel 2016.
Lontano dalle luci e dai riflettori.
Testa bassa e pedalare.
Quattro fratelli che suonano in un’armonia nata sicuramente in famiglia e trasmessa sul lavoro.
Stefano e Alessandro in cucina e pasticceria , Domenico e  Saverio in sala.
Ecco le colonne portanti del progetto Quintessenza che trova ora una nuova dimora accanto al castello , al cospetto della cattedrale di Trani.
Saverio ha la dote teatrale, senza voler recitare.
Una persona che ha un approccio immediato.
Un riferimento per le future generazioni di sala.

Laureato in marketing e comunicazione d’azienda è il sommelier del ristorante.
E i vini sono emozioni da raccontare fatte non solo dalla natura , ma anche dagli uomini che sono i produttori.
Con un tesi di laurea sullo storytelling , che in epoche antiche si definivano ” cantastorie” , potete immaginare quanto le bottiglie siano un piacevole supporto  per manifestare le sue doti.

Come ti defineresti?
“Uno scippatore di emozioni”.
Pensieroso, sognatore, testardo.
Amo il mio lavoro, il vino, la bella compagnia e la mia Famiglia.
Educato, rispettoso e pronto a porgere l’altra guancia sempre, quasi
sempre.

Quando e come hai cominciato il tuo lavoro?
Ho cominciato a fare il cameriere nell’Agosto 2011 proprio con il progetto
Quintessenza. Stefano, mio fratello, aveva necessità di due braccia da
sottrarre all’agricoltura (fiero delle mie origini contadine) per la sua sala, ed
eccomi qui. Con il supporto di Domenico, altro fratello, ho affinato e
raffinato le tecniche di sala sfociando poi con una grande passione per il
vino. Confrontarsi, fare ricerca e stage, studiare, viaggiare rientrano tra gli
elementi del “come hai cominciato”. Sarà sempre un inizio.

Ci racconti un aneddoto divertente?
Ciascun cameriere ha aneddoti divertenti da raccontare, sono i nostri
“scheletri” nell’armadio. Qualcosa da raccontarvi c’è, paradossalmente
raccontato a suo tempo da un mio collega ed io incredulo di ciò. Poi mi è
capitato di viverlo sulla mia pelle:
– “Saverio scusami, con molta onestà credo che questo vino abbia
difetti. Ho bevuto la stessa etichetta diverse volte, oggi ha qualcosa
di strano”
“ Sig. Rossi, mi dia qualche secondo e sono subito da lei!”, nel
frattempo lo sentivo chiacchierare del vino con i suoi colleghi.
– “Senti Saverio, questo vino sa di tappo! si percepisce da subito,
portandolo al naso, questa sensazione di bagnato di terra. Sai io
mastico vino quotidianamente e questo sentore lo indovino al primo
colpo.”
Morale della favola, io il vino l’avevo assaggiato prima di servirlo, ero
perfetto così.
Quell’etichetta il sughero non l’ha mai visto, ma manco il legno per
fermentazione/affinamento. Quell’etichetta utilizza tappi a vite (Stelvin).
Quello che i camerieri non dicono, un film tratto da una storia vera!

Cosa vuol dire per te “segui il cuore”?
Vuol dire viverla sereno con molta meno razionalità.
Godere della gioie quotidiane che ti facciano star bene.
Regalarti emozioni incondizionate, capaci di strappar sorrisi e commozione
anche nei confronti di chi sta seguendo in quell’istante il tuo cuore.
Cosa vorresti fare a Villa Carafa?
Ritrovare la quotidianità, persa durante il periodo di pandemia, tra baci,
abbracci, accoglienza, eleganza e professionalità.
Festeggiare un evento che possa portarmi ad avere Gianluca allo stesso
tavolo, persona dal cuore grande e dal sorriso stampato sulle labbra. Non
potreste manco immaginare le risate.

Quintessenza